PROGRAMMAZIONE VALIDA DAL 19 OTTOBRE   AL 24 OTTOBRE

SPETTACOLI : 19:15 21:45

 

Regia di Tomas Alfredson. Un film con Michael Fassbender, Rebecca Ferguson, Charlotte Gainsbourg, Chloë Sevigny, Val Kilmer. Cast completo Titolo originale: The Snowman. Genere DrammaticoGran Bretagna, 2017, durata 119 minuti.

Riuscirà il film di Tomas Alfredson a trasformare l’idea del pupazzo di neve, da sempre associata all’infanzia e alla felicità di aprire gli occhi e vedere il mondo ricoperto di bianca morbidezza, in un oggetto in grado di far rabbrividire al primo sguardo? L’impresa non è facile, ma a compierla è una squadra d’eccezione, capitanata dal regista svedese Tomas Alfredson.

Quarta indagine del detective Harry Hole, L’uomo di neve, nato dalla penna di Jo Nesbø nel 2007, segna la prima apparizione cinematografica del poliziotto di Oslo e gli attribuisce le fattezze di Michael Fassbender, irlandese di origine tedesca. Hole dovrà andare a caccia di un assassino seriale, che colpisce le donne sposate con un figlio, e lascia la sua firma sotto forma di un inquietante pupazzo di neve.

Il romanzo, pur trovandosi al centro di una serie di libri, è perfettamente autonomo e lo stesso varrà, a maggior ragione, per il film. Tra gli elementi di interesse del progetto, oltre alla garanzia di stile e serietà offerta dal nome del regista, c’è l’ambientazione norvegese, che con ogni probabilità potremo a tutti gli effetti contare come un personaggio del film, l’esperienza degli sceneggiatori, Hossein Amini e Matthew Michael Carnahan, e, non ultima, la bellezza di Rebecca Ferguson e la presenza di attori quali J.K. Simmons, Val Kilmer e Charlotte Gainsbourg nei panni di Rakel, la ex dalla quale Harry non riesce a prendere realmente le distanze.

Tomas Alfredson, cui Martin Scorsese ha ceduto la regia del film, mantenendo per sé il ruolo di produttore esecutivo, sembra l’uomo giusto al posto giusto e non solo, banalmente, perché ha già dimostrato di saperci fare con la neve, nell’ottimo “Let the right one in”. Ci sono almeno altre due ragioni tali da indurci a sperare che Alfredson possa aver trovato nel romanzo di Jo Nesbø una materia più che consona al proprio modo di fare cinema

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